La Nostra Storia

La Nostra Storia


Moltalbano è una piccola frazione del Comune di Santarcangelo di Romagna, un bel fazzoletto di terra verde e appartato che regala vini di qualità e aria salubre di collina.



Quassù raccontano che, un tempo, religiosi cagionevoli di salute venivano a rinfrancarsi corpo e spirito. E pare che il luogo giovasse oltre le previsioni, al punto che, nella vicina Savignano, erano soliti consigliare alle giovani fanciulle di rimanere in casa durante la convalescenza degli uomini di fede.

 Pure il passatore cortese (che poi tanto cortese non era) con i suoi fedelissimi passò da queste parti durante le celebri scorribande romagnole.

Ma a parte le suggestive storie locali (saranno vere?) a Montalbano esisteva un molino dell'olio di proprietà degli zii Beretti, Michele e Rosina, una famiglia di benestanti agricoltori.

 Ereditato dalla nonna Orsolina, poi appartienuta ai fratelli Marconi che faceva parte della nota Società Agricola dei F.lli Marconi.
 
I fratelli Marconi, Angelo, Giambattista e Mariola, con profonda stima e riconoscenza, hanno voluto dedicare la ristrutturazione della Locanda Antiche Macine al ricordo della loro giovinezza ed in particolare ai loro cari familiari.La storia continua e dal 2014 il nipote Marco Semprini rileva tutto il complesso in nome della tradizione di famiglia.

Gli zii Beretti di Montalbano (brano tratto da "Cara, Splendida Luna: Sogni, pensieri e ricordi di una ragazza del '10" di Elsa Ruggeri). 

A Montalbano ci abitavano gli zii Beretti: Michele e Rosina. Michele, detto Michelino forse per la statura, era piccolo e tarchiato, il capo incassato nelle spalle. Con l'eterno cappello in testa, anche in piena estate, com'era l'usanza di quel tempo. Mi sembra di vederlo ora, tornare con il suo biroccino dalla Fiera di Santarcangelo o dal mercato di Savignano, dove si recava ogni venerdì per vendere o acquistare bestiame. Possedeva parecchi poderi, o terreni che dir si voglia, e i capi di bestiame erano indispensabili perché allora per lavorare la terra non c'era altro sistema. Credo che sia stato il primo, in tutta la zona, ad acquistare un trattore perché il denaro non gli mancava davvero. Il granaio era sempre colmo e, sopra quelle montagne, quanti nipoti ci hanno fatto i salti con gran disappunto di Vittorio, loro uomo di fiducia tuttofare, che doveva risistemare il grano scivolato a terra.

La zia Rosina era una donna piuttosto energica. Discendeva da una famiglia benestante, con numerosi poderi e case. Si dedicava tutta alla casa e, non avendo avuto figli, cercava sempre la compagnia di qualche bambino fra i suoi parenti. Il primo a frequentare la loro casa fu Gioacchino il quale, nelle ricorrenze, come pure nelle vacanze estive, si trasferiva da loro. A detta degli zii, era un ragazzo vivacissimo ed, insieme con alcuni amici di Montalbano, ne combinava di tutti i colori. Facevano degli scherzi, a volte perfino pericolosi. Di notte, entravano dalla finestra vestiti da fantasmi, con dei bianchi lenzuoli, mentre gli zii erano a letto; oppure mettevano sul davanzale una zucca con una candela dentro, a mò di spettro. Vittorì, così lo chiamavano, era il loro complice. Man mano che crescevano in età si davano arie da conquistatori e le ragazze di Montalbano non si potevano salvare, compresa la maestrina. C'era la Maria, molto carina, era la preferita di Gioacchino, però lei sposò un signore di Santarcangelo, forse perché molto più benestante....

La zia Rosina, per l'Orsolina, sognava un bellissimo matrimonio. Diceva sempre che doveva essere laureato e ricco e così il suo sogno si avverò davvero. Quando l'Orsolina abitava con loro, spesso uscivano sempre eleganti e, quando c'era a Rimini la stagione d'opera al teatro Vittorio Emanuele, prendevano un palco e, con una macchina guidata da un autista del luogo, facevano la loro bella figura. Ricordo ancora la zia con gli orecchini di diamante e svariate catene d'oro al collo. Però, c'era una cosa che ci procurava ilarità e cioè che lei credeva molto alle chiromanti e spesso le riceveva in casa, di nascosto dal marito. Gli incontri avvenivano nel granaio d'inverno e, d'estate, sotto un grosso ciliegio, un po' lontano da casa.

Le ricompense erano quasi sempre in natura. La zia Rosina si fidava più della strega che del dottore e lo scopo di questi incontri era quello di curare qualsiasi male, non tanto per sé stessa ma per un altro nipote di nome Giorgio, che era stato loro ospite per molti anni. Il bambino, dall'aspetto, non era gracile ma solo molto viziato e non voleva mangiare niente perché, durante il giorno, non faceva che rimpinzarsi di dolciumi e zabaioni.

La strega diceva che era a causa dell'invidia della gente e allora giù con scongiuri di ogni genere. Olio benedetto non si sa da quale santone, cornetti da tenere indosso e santini che arrivavano da ogni parte. Aprivano il cuscino per vedere se in mezzo alla lana ci fosse stato qualche segnale di 'maligne' fatte e così, intanto, passava il tempo e tutto, piano piano, è finito e rimangono soltanto i ricordi che sono veramente belli.


Prenota
5 buoni motivi
per prenotare dal sito